mercoledì 12 dicembre 2012

R.I.P. Ravi Shankar (1920-2012)

Colui che insegnò a George Harrison a suonare il sitar è morto all'età di 92 anni.
Eccolo in un estratto dal Concerto per il Bangladesh, organizzato insieme all'ex-Beatle il 1° Agosto 1971 al Madison Square Garden di New York.


martedì 11 dicembre 2012

Undercover: A Venture

Cover "a cappella" e con influenze jazz per un classico del 1971 degli Yes.
Ricorda particolarmente le produzioni di Bobby McFerrin.


giovedì 6 dicembre 2012

On the radio: Una canzone dei Rush alla radio!!!

Ieri sera su Virgin Radio è andata in onda The Wreckers dei Rush, terzo singolo estratto dal loro ultimo album Clockwork Angels.
E' la PRIMA VOLTA in più di 15 anni (da quando seguo la band canadese) che sento una loro canzone trasmessa da una radio italiana.

In verità mi sono sempre chiesto come mai ci sia questo ostracismo nei loro confronti...

Comunque, per chi se la fosse persa, eccola! Enjoy!


martedì 4 dicembre 2012

Undercover: Land of Confusion

Segnalo la cover di Land of Confusion eseguita dal gruppo metal americano Disturbed.
Pubblicata nel loro album del 2005 Ten Thousand Fists e accompagnata da un efficace videoclip creato da Todd McFarlane, dimostra che le sonorità concepite dai Genesis vent'anni prima sono ancora attuali, e purtroppo che lo sono anche i temi trattati nella canzone.


lunedì 3 dicembre 2012

On the radio: The Kordz - Deeper In

Interessante singolo d'esordio per la band libanese The Kordz.
Le sonorità mediorientali si fondono egregiamente con il ritmo ipnoticamente incalzante e con la drammaticità del brano, senza essere troppo "invadenti".
Ottima interpretazione vocale da parte di Moe Hamzeh.

La sensazione globale è di un territorio musicale che giace a metà strada tra i Korn e i System of a Down.

Enjoy!


martedì 27 novembre 2012

On the net: MechBass

MechBass è il progetto che James McVay ha realizzato come tesi di laurea presso la Victoria University di Wellington, Nuova Zelanda.
Si tratta di un basso elettrico robotizzato.

Nel video l'apparato riproduce la linea di basso della canzone Hysteria dei Muse.


Soundscape: ELO - Standing in the rain (Concerto for a rainy day - Movement 1)

Brano adatto alla giornata uggiosa odierna...


venerdì 23 novembre 2012

Novità del periodo: Squackett

Squackett- A Life Within A Day (2012)

La collaborazione tra Steve Hackett e Chris Squire era già stata annunciata in passato, ma non si era concretizzata (salvo una partecipazione di Squire a due canzoni dell'album di Hackett Out of the Tunnel's Mouth) anche a causa di alcuni problemi di salute del bassista e della pubblicazione del nuovo lavoro degli Yes Fly from here.

Finalmente, a maggio del 2012 l'album di esordio è stato pubblicato, ed è senz'altro un ottimo lavoro, molto convincente già al primo ascolto.
Quel che più colpisce del disco è l'amalgama tra gli stili personali dei due musicisti (con la collaborazione di Roger King, che da tempo collabora con Hackett, Amanda Lehmann e Jeremy Stacey), i cui elementi distintivi rimangono però assolutamente individuabili in ciascuna canzone: dove la forma compositiva è tipica di Hackett, infatti, si notano arrangiamenti che sono tipici della tradizione di Squire e viceversa.

Gli esempi più eclatanti sono la title track (dove alle sonorità tipicamente "Yes" dell'introduzione fa seguito un potente fraseggio nel più classico stile del chitarrista), Divided Self (pezzo che non sarebbe fuori luogo su The Ladder degli Yes, salvo sfociare in un finale con le note atmosfere dissonanti e circensiche accompagnano Hackett fin dai tempi di Please don't Touch) e Aliens (composizione già apparsa nei recenti tour degli Yes).

La critica che viene più frequentemente rivolta all'album è che da una collaborazione tra due mostri sacri del progressive fosse in qualche modo lecito aspettarsi di più. In effetti non sono presenti pezzi eccessivamente dilatati (il più lungo è la canzone omonima, che dura 6'35"), né eccessivi virtuosismi da parte di entrambi (a parte alcune gustose divagazioni in particolare su A Life Within a Day e Storm Chaser). Quasi sempre, tuttavia, le aspettative generate dall'incontro di personaggi del calibro di Hackett e Squire tende a risolversi in un disastro se non viene gestita con la corretta naturalezza espressiva: in questo caso la formula scelta dai musicisti è quella della canzone, ma comunque della canzone di ottima qualità, con un'ambientazione sonora che in definitiva non potrà che essere apprezzata chi ama il lavoro dei due due musicisti in gruppo e come solisti.

Highlights

  • Tall Ships: pezzo ipnotico e molto suggestivo, in cui ai virtuosismi di Hackett si contrappone ottimamente la strepitosa linea di basso di Squire; ottime armonie vocali nel ritornello;
  • Aliens: come indicato precedentemente, si tratta di un brano concepito da Squire, ma sono evidentissimi l'influenza e l'arrangiamento di Hackett (il ritornello utilizza una tipica progressione armonica hackettiana); sebbene secondo la mia opinione si tratti di un brano di grande atmosfera, è stato pesantemente stroncato sia dai fan che dalla critica principalmente per il testo, ritenuto troppo leggero;
  • The Summer Backwards: breve brano dall'impronta decisamente eterea e pastorale, in cui ancora una volta gli stili dei due musicisti si intrecciano perfettamente creando un delicato quadretto bucolico;
  • Can't Stop The Rain: canzone chiaramente attribuibile al bassista, dalle movenze sinuose e dall'interessante costruzione armonica, le cui sonorità richiamano molto da vicino quelle dell'album Fly from here degli Yes (significativa in tale senso la presenza di Gerard Johnson e Simon Sessler - che avevano scritto con Squire la canzone The Man You Always Wanted Me to Be - tra gli autori);
  • Perfect Love Song: interessante chiusura dell'album, un brano incisivo senza soluzione di continuità dal precedente, la cui struttura dà l'impressione di essere in continua crescita per quanto concerne l'intensità e l'emozionalità;

 Giudizio complessivo

90/100


On the net: Habanera

ZIC ZAZOU è un gruppo di musicisti che suonano utilizzando attrezzi, giocattoli, pezzi di mobilio e strumenti fatti in casa.

Questa è la loro versione dell'Habanera dalla Carmen di Bizet.

Enjoy!



lunedì 5 novembre 2012

On the net: Evolution of Metal (1970-2010)

Interessante video in cui il sorprendente Raz Ben Ari fornisce una pratica carrellata che esemplifica le evoluzioni del genere metal dagli albori ad oggi!

Enjoy!


domenica 4 novembre 2012

Soundscape: IQ - Life Support

Provate a guidare di notte con la pioggia con questo brano tratto da Frequency in sottofondo, in particolare la parte strumentale da 2'36" in avanti...
Massimo effetto se non ci sono altri veicoli per la strada...

Sconsigliato ai deboli di cuore... :-)

mercoledì 31 ottobre 2012

On the radio: Linkin Park - Castle of Glass

Vi segnalo Castle of Glass, il più recente singolo estratto dall'album Living Things dei Linkin Park.
Nonostante sia immediatamente orecchiabile, la sua costruzione non è banale ed è basata su un progressivo crescendo che sottolinea la drammaticità del pezzo.

Enjoy.


martedì 16 ottobre 2012

107° anniversario di "Little Nemo in Slumberland"

Ieri sulla pagina di Google campeggiava un interessante "doodle" animato dedicato al 107° anniversario della pubblicazione della strip "Little Nemo in Slumberland" di Winsor McCay.
Mi pare adeguato accompagnare tale ricorrenza con il seguente brano dei Genesis, tratto da "...And then there were three..." (1978).

Enjoy!


lunedì 8 ottobre 2012

Alla riscoperta: Barry Manilow - Could it be magic (1973)

Interessante canzone dall'album d'esordio del cantautore americano Barry Manilow, la cui atmosfera ricorda alcune produzioni degli Alan Parsons Project (ad esempio Shadow of a lonely man): il brano presenta all'inizio e alla fine alcuni estratti dal Preludio in Do Minore, Opus 28, Numero 20 di Frédéric Chopin, su cui peraltro si basa lo schema armonico dell'intera traccia.

Degne di nota le sonorità dell'assolo di tastiere che inizia a 2'14".


venerdì 5 ottobre 2012

50 anni di Beatles!

50 anni fa, proprio il 5 ottobre 1962 i Beatles pubblicavano il loro primo singolo "Love me do".
Enjoy!


giovedì 4 ottobre 2012

Novità del periodo: Threshold, Flower Kings

In questo periodo sono stati pubblicati parecchi nuovi lavori di gruppi interessanti.
Comincerò col recensirne un paio: altri seguiranno a breve.

Threshold - March of Progress (2012)

Dopo 5 anni di iato, segnati da varie drammatiche vicissitudini per la band (soprattutto l'abbandono e la successiva morte per insufficienza renale del cantante Andrew "Mac" McDermott), c'era grande aspettativa per il nuovo lavoro dei Threshold, una delle migliori band prog metal inglesi.

"March of Progress" segna il ritorno dello storico cantante Damian Wilson, già membro della band nel primo e nel terzo album (Wounded Land e Extinct Instinct): devo dire che la sua presenza mi rendeva un po' scettico, dal momento che i due album citati sono quelli che mi hanno minormente impressionato. Inoltre, nonostante le capacità vocali di Wilson siano innegabili, personalmente non gradisco particolarmente il suo approccio in quei due lavori.

È anche vero che sono passati 15 anni da "Extinct Instinct", nel corso dei quali le capacità compositive della band sono cresciute notevolmente, e lo stile del cantante è divenuto molto più gradevole, come dimostrato dalle sue collaborazioni con Rick Wakeman e Ayreon.

Già al primo ascolto, l'album si è rivelato decisamente superiore ai due predecessori sopra citati, anche in virtù del fatto che parecchie tracce sono dotate di "hook" orecchiabili che rendono più agevole la permanenza in memoria delle medesime, con alcune "zone d'ombra" delle quali comunque anche i lavori con "Mac" erano difficilmente privi.
La sensazione è che nei successivi ascolti l'album cresca molto e, sebbene non raggiunga i livelli di Hypothetical e Subsurface, si può concludere che sia un album molto interessante e ben riuscito. Le uniche tracce che trovo un po' anonime sono Liberty, Complacency, Dependency e Coda (nella quale si segnala comunque l'originalità della parte introduttiva).

Highlights

  • Ashes: traccia pubblicata come anteprima dell'album, richiama immediatamente lo stile degli ultimi lavori della band, con un ritmo sostenuto e un ritornello orecchiabile;
  • Colophon: brano drammatico, con uno stile in qualche modo innovativo in particolare per quanto riguarda il tema del cantato; interessanti lo spostamento di tonalità tra la strofa ed il ritornello e la sequenza di accordi di quest'ultimo;
  • The Hours: IMHO la miglior canzone del disco, con atmosfere e struttura che richiamano Mission Profile, e superbe armoni vocali da parte di Wilson, a supporto di una sequenza di accordi molto efficace soprattutto nel ritornello e negli incisi della seconda parte (es. 4'41"-5'02");
  • The Rubicon: la traccia più lunga dell'album è probabilmente quella la cui percezione migliora maggiormente ad ogni ascolto; la struttura e il tema (specialmente nel ritornello e nel finale) richiamano le atmosfere di alcuni lavori degli Asia (specialmente del periodo con John Payne); la parte conclusiva è maestosa come richiesto dal titolo;

Giudizio complessivo

87/100


The Flower Kings - Banks of Eden (2012)

L'uscita di un nuovo lavoro da parte della band svedese è sempre un evento in qualche modo preoccupante, visto che la loro prolificità produttiva comporta sovente l'uscita di album doppi...e purtroppo per loro "quantity <> quality"...

Stavolta si tratta di un album singolo (curiosamente dopo 5 anni, come nel caso dei Threshold), e sono felice di dichiarare che si tratta del lavoro più convincente dai tempi di Adam&Eve, con un bonus rispetto a quest'ultimo: la suite è decisamente più efficace delle due contenute nell'album del 2004.

La sensazione globale è di un album più ritmato e solare rispetto ai precedenti, e la durata dei pezzi è relativamente contenuta, anche per quanto riguarda le solite divagazioni virtuosistiche strumentali che, dopo un po', rischiano di sembrare tutte uguali.

A differenza di altri album della band non ci sono clamorosi "filler": anche i brani meno convincenti, come For the Love of Gold e Rising the Imperial possiedono infatti caratteristiche apprezzabili: il riff di tastiera che caratterizza la prima, ad esempio, riporta ad atmosfere tipiche degli Yes della seconda metà degli anni '70, mentre la seconda ripropone in una versione differente un tema portante della suite di apertura.

Sorprendentemente, anche le bonus track sono di ottima qualità, ed in alcuni casi surclassano addirittura i pezzi "titolari".
Del resto, il momento di buona forma compositiva da parte di Roine Stolt si era già manifestato nei suoi contributi all'ultimo lavoro dei Transatlantic, specialmente nelle bonus track Spinning e Lenny Johnson.

In conclusione: un ottimo ritorno in attività per i Flower Kings!

Highlights

  • Numbers: pezzo trainante dell'album, si colloca sicuramente tra le suite più riuscite del gruppo, direi dopo I am the Sun (1+2), The Truth will set you free e Stardust we are: orecchiabile, con poche divagazioni e con numerosi "hook" che vengono ripresi anche dalle tracce successive;
  • For those about to drown: piacevole pezzo dalle movenze beatlesiane, con un interessante ritornello cantato da Hasse Fröberg e un bel crescendo strumentale a partire da 5'10";
  • Going Up: vivace canzone che riporta alla mente la produzione degli Yes degli anni '90;
  • LoLines: canzone che rievoca lo stile dei Gentle Giant, con un ritornello decisamente orecchiabile e un finale inquietante...

Giudizio complessivo

85/100