Comincerò col recensirne un paio: altri seguiranno a breve.
Threshold - March of Progress (2012)
Dopo 5 anni di iato, segnati da varie drammatiche vicissitudini per la band (soprattutto l'abbandono e la successiva morte per insufficienza renale del cantante Andrew "Mac" McDermott), c'era grande aspettativa per il nuovo lavoro dei Threshold, una delle migliori band prog metal inglesi."March of Progress" segna il ritorno dello storico cantante Damian Wilson, già membro della band nel primo e nel terzo album (Wounded Land e Extinct Instinct): devo dire che la sua presenza mi rendeva un po' scettico, dal momento che i due album citati sono quelli che mi hanno minormente impressionato. Inoltre, nonostante le capacità vocali di Wilson siano innegabili, personalmente non gradisco particolarmente il suo approccio in quei due lavori.
È anche vero che sono passati 15 anni da "Extinct Instinct", nel corso dei quali le capacità compositive della band sono cresciute notevolmente, e lo stile del cantante è divenuto molto più gradevole, come dimostrato dalle sue collaborazioni con Rick Wakeman e Ayreon.
Già al primo ascolto, l'album si è rivelato decisamente superiore ai due predecessori sopra citati, anche in virtù del fatto che parecchie tracce sono dotate di "hook" orecchiabili che rendono più agevole la permanenza in memoria delle medesime, con alcune "zone d'ombra" delle quali comunque anche i lavori con "Mac" erano difficilmente privi.
La sensazione è che nei successivi ascolti l'album cresca molto e, sebbene non raggiunga i livelli di Hypothetical e Subsurface, si può concludere che sia un album molto interessante e ben riuscito. Le uniche tracce che trovo un po' anonime sono Liberty, Complacency, Dependency e Coda (nella quale si segnala comunque l'originalità della parte introduttiva).
Highlights
- Ashes: traccia pubblicata come anteprima dell'album, richiama immediatamente lo stile degli ultimi lavori della band, con un ritmo sostenuto e un ritornello orecchiabile;
- Colophon: brano drammatico, con uno stile in qualche modo innovativo in particolare per quanto riguarda il tema del cantato; interessanti lo spostamento di tonalità tra la strofa ed il ritornello e la sequenza di accordi di quest'ultimo;
- The Hours: IMHO la miglior canzone del disco, con atmosfere e struttura che richiamano Mission Profile, e superbe armoni vocali da parte di Wilson, a supporto di una sequenza di accordi molto efficace soprattutto nel ritornello e negli incisi della seconda parte (es. 4'41"-5'02");
- The Rubicon: la traccia più lunga dell'album è probabilmente quella la cui percezione migliora maggiormente ad ogni ascolto; la struttura e il tema (specialmente nel ritornello e nel finale) richiamano le atmosfere di alcuni lavori degli Asia (specialmente del periodo con John Payne); la parte conclusiva è maestosa come richiesto dal titolo;
Giudizio complessivo
87/100 |
The Flower Kings - Banks of Eden (2012)
L'uscita di un nuovo lavoro da parte della band svedese è sempre un evento in qualche modo preoccupante, visto che la loro prolificità produttiva comporta sovente l'uscita di album doppi...e purtroppo per loro "quantity <> quality"...Stavolta si tratta di un album singolo (curiosamente dopo 5 anni, come nel caso dei Threshold), e sono felice di dichiarare che si tratta del lavoro più convincente dai tempi di Adam&Eve, con un bonus rispetto a quest'ultimo: la suite è decisamente più efficace delle due contenute nell'album del 2004.
La sensazione globale è di un album più ritmato e solare rispetto ai precedenti, e la durata dei pezzi è relativamente contenuta, anche per quanto riguarda le solite divagazioni virtuosistiche strumentali che, dopo un po', rischiano di sembrare tutte uguali.
A differenza di altri album della band non ci sono clamorosi "filler": anche i brani meno convincenti, come For the Love of Gold e Rising the Imperial possiedono infatti caratteristiche apprezzabili: il riff di tastiera che caratterizza la prima, ad esempio, riporta ad atmosfere tipiche degli Yes della seconda metà degli anni '70, mentre la seconda ripropone in una versione differente un tema portante della suite di apertura.
Sorprendentemente, anche le bonus track sono di ottima qualità, ed in alcuni casi surclassano addirittura i pezzi "titolari".
Del resto, il momento di buona forma compositiva da parte di Roine Stolt si era già manifestato nei suoi contributi all'ultimo lavoro dei Transatlantic, specialmente nelle bonus track Spinning e Lenny Johnson.
In conclusione: un ottimo ritorno in attività per i Flower Kings!
Highlights
- Numbers: pezzo trainante dell'album, si colloca sicuramente tra le suite più riuscite del gruppo, direi dopo I am the Sun (1+2), The Truth will set you free e Stardust we are: orecchiabile, con poche divagazioni e con numerosi "hook" che vengono ripresi anche dalle tracce successive;
- For those about to drown: piacevole pezzo dalle movenze beatlesiane, con un interessante ritornello cantato da Hasse Fröberg e un bel crescendo strumentale a partire da 5'10";
- Going Up: vivace canzone che riporta alla mente la produzione degli Yes degli anni '90;
- LoLines: canzone che rievoca lo stile dei Gentle Giant, con un ritornello decisamente orecchiabile e un finale inquietante...
Giudizio complessivo
85/100 |
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